Facebook compra Whatsapp: l’inizio di una guerra per il controllo delle App?

fbwtappFacebook ha concluso quello che è stato definito “accordo definitivo” per l’acquisto del servizio di instant messaging WhatsApp, per un valore di circa 14 miliardi di euro. Questo prezzo, che per molti è esorbitante rispetto alla qualità ed alle opzioni di sicurezza questionabili offerte da WhatsApp, è il più caro pagato da Facebook nel suo shopping tecnologico di App. Facendo un calcolo Facebook ha speso 42 dollari per ogni utente di Whatsapp.Lo stesso Mark Zuckerberg ha comunicato ai 55 dipendenti di Whatsapp, che non aveva nemmeno una sede fissa, di essere stati acquisiti in quello che si considera l’acquisto più caro della storia delle Applicazioni. Facebook ha consolidato la sua posizione nel mercato dei dispositivi mobili, acquisendo i 430 milioni di utenti di Whatsapp. Un consolidamento che include “nel pacchetto” milioni di numeri di telefono, contenuti condivisi e dati di localizzazione aldilà di quelli già posseduti dagli utenti di Facebook. Si tratta di un controllo enorme delle informazioni ed un grande potere pubblicitario. Una mossa strategica che rappresenta un bel passo avanti nella “guerra” contro Google, che interessata al servizio di Instant Messaging è stata bruciata sul tempo da una offerta…che non si poteva rifiutare.
I benefici economici diretti invece non saranno molti: per contratto infatti Facebook non può apportare modifiche sostanziali a Whatsapp ed al suo modello di business, quindi costo annuale contenuto e niente pubblicità sull’App.

Gli utenti sono spaventati da questa mossa, che contro le dichiarazioni di Acton e Kum, creatori di Whatsapp, è stato assorbito da un Social Network (loro avevano detto che non avevano intenzione di trasformarsi in una rete sociale, ne inserire pubblicità o giochi ed estensioni all’App) e difatti all’indomani dell’acquisto, migliaia di utenti, delusi o spaventati che fossero, hanno abbandonato Whatsapp per passare a Telegram, il nuovo instant messaging del momento che sembra garantire maggiore privacy di Whatsapp.

Il panorama delle App sembra gonfiarsi come una specie di bolla speculativa di App che crescono per poi finire in mano a pochi gruppi che se le contendono (Facebook e Google in primis, a cui si aggiungono Microsoft e Yahoo) a prezzi esorbitanti. Il mercato delle App mobili che offrono servizi di messaggistica e chiamate in voip è molto conteso. La guerra è iniziata con l’acquisto di Skype da parte di Microsoft, e proseguita in varie tappe da nuove app e nuovi tentativi dei grandi gruppi di sbaragliare la concorrenza. Facebook aveva già provato il colpo grosso qualche mese fa con Snapchat, applicazione non così popolare come Whatsapp ma utilizzatissima dagli adolescenti soprattutto negli States per scambiarsi “selfies”: la prerogativa di Snapchat è che i messaggi si “autodistruggono” quindi evita problemi di privacy e di foto compromettenti che finiscono sulla rete (anche se anche questo sistema si è dimostrato non proprio così efficiente come sembra). Il creatore, Evan Spiegel, ha rifiutato 3 miliardi di dollari, forse per questo Facebook su Whatsapp non ha voluto sbagliare “sparando in alto” per evitare di incassare un altro no.

Sul mercato rimangono comunque molte applicazioni simili che hanno la loro fetta di utenti: la già citata Telegram, WeChat, Kik, Line, Viber… Chissà cosa accadrà…sicuramente sarà una guerra senza esclusione di…assegni!

1749 days ago

Nome Buckypaper, professione: Materiale del Futuro

buckypaper1Il nome in realtà non sembra un granchè impressionante ma, cosa evidente per chi abbia più familiarità con le grandi menti del 900, è un richiamo diretto a Richard Buckminster Fuller, architetto, filosofo ed inventore, da cui, vista la somiglianza con le cupole geodetiche da lui inventate, prendono il nome diversi composti di carbonio detti fullereni,

Il Buckypaper è proprio composto di carbonio, per l’esattezza da molecole che sono 500.000 volte più sottili di un capello umano. La forma grezza di questo materiale è una piatta e superficie che ricorda molto da vicino la vecchia carta carbone con cui da bambini copiavamo i disegni, ma in realtà le potenzialità sono ben superiori rispetto ad un foglio copiativo. Il materiale infatti è potenzialmente 500 volte più resistente dell’acciaio, ultraleggero, ignifugo e ad alta conduttività. Il che significa tante cose e possibili applicazioni.

Gli usi pratici dei fogli in nanotubi di carbonio permetterà sicuramente di dare uno slancio enorme all’elettronica: la batterie potranno essere piccolissime, sottili come fogli sfruttando la conduttività del materiale, dando ai device tecnologici portatili grande durata senza incidere sulle dimensioni. Anche gli schermi potranno essere fatti dello stesso materiale e sicuramente in un futuro non troppo lontano i nostri smartphone o tablet potranno essere sottili fogli di carta completamente touc, leggeri e ripiegabili.

Anche l’industria dei trasporti può beneficiare del buckypaper: i veicoli potranno avere carrozzerie molto più leggere ed allo stesso tempo più sottili, con grande risparmio di carburante. Usando poi la conduttività del materiale e la leggerezza delle carrozerie si potrà dare un grande slancio ai veicoli elettrici che con batterie di buckypaper più leggere e più durature diventeranno più competitivi sul mercato, segnando una svolta ecologica.

Altri possibili campi sono quello militare e della sicurezza, dato che può essere usato per costruire armature antiproiettili ed anti-incendio leggerissime, di cui dotare quindi le forze militari ma anche la polizia ed i vigili del fuoco. Stesse proprietà che potranno essere usate in edilizia.

Al momento il tutto è in fase di studi e di progettazione: purtroppo produrre il buckypaper è ancora molto costoso quindi è difficile pensare che lo vedremo in circolazione presto se non vengono raffinati i processi produttivi.

Questo video dell’Università Statale della California mostra con immagini animate ed in modo comprensibile per tutti il radioso futuro di questo materiale e di noi che lo useremo!

1787 days ago

SMartArt, l’applicazione per musei e mostre

smartartlogo-1024x980Il mercato culturale europeo ha bisogno di entrare nel futuro. Darsi una smossa per incontrare il pubblico più variegato e catturare nuovi potenziali interessati con le nuove tecnologie. Visto l’immenso patrimonio che il continente possiede in fatto di musei, mostre e beni artistici e culturali, è necessario dargli sempre maggiore fruibilità.

In questa direzione va il ragionamento che ha portato SMartArt ad essere tra le 12 premiate del premio dell’Unione Europea @diversity, che premia le innovazioni nel settore culturale. SMartArt è stata riconosciuta come applicazione dal potenziale incredibile che potrebbe rinfrescare l’intera industria culturale del continente. Questa App, creata da Paolo Mazzanti e Roberto Caldelli ha raggiunto il prestigioso risultato grazie alle sue caratteristiche.

L’intuizione che ha guidato gli sviluppatori è stata quella del potere dell’immagine: alla vista di una serie di opere d’arte come può essere in un Museo i visitatori scelgono con il colpo d’occhio quelle che gli interessano di più e sono proprio quelle su cui vogliono approfondimenti. SMartArt fa proprio questo, con delle etichette specifiche leggibili dall’App fa in modo che gli smartphone dei visitatori facciano da tramite tra l’uomo e l’opera d’arte, permettendo l’instaurazione di una vera e propria comunicazione.

Con SMartArt infatti si possono trasferire all’utente tutti i contenuti che il museo ha deciso di fornire in relazione all’opera scelta, fornendo anche possibilità come condividere l’attività e continuare ad ammirare e ad apprendere anche dopo la visita.  Il funzionamento dell’applicazione  si basa sulle etichette digitali appositamente create per SMartArt e quindi sull’immediatezza della funzione. L’utente non ha bisogno di cercare l’opera in una lista ma solo catturare l’etichetta. Una immediatezza che può aumentare l’engagment e dare molta più fruibilità ad arte e cultura.

Sicuramente con opportune opzioni che la rendono capace di interagire con le reti sociali può diventare un progetto che avvicini tantissimi giovani ai musei, trasformando la fruizione della cultura in una attività social, ma anche favorendo l’apprendimento e stimolando la curiosità. Di una App così c’era bisogno, rendendo così l’esperienza culturale ancora più personale: adesso anche informazioni e guide sono personalizzate e selezionabili dall’utente lungo il suo cammino di visita ed anche dopo. Il visitatore che diventa grazie all’innovazione, curatore di una ipotetica mostra personale “virtuale” basata sui suoi interessi.

Il motto di SMartArt è: quando le immagini parlano d’arte. Un motto veritiero, se tutte le opere d’arte parlano di loro stesse, non tutti i visitatori hanno la formazione o il tempo di capire tutto quello che vorrebbero. Questa App rimedia al problema.

1831 days ago

Al MIT si progetta il futuro: toccare il mondo attraverso lo schermo

informUna divisione del blasonatissimo Massachusetts Institute Of Technology  (migliore università al mondo nel 2013) chiamata Tangible Media Group sta lavorando per costruire il futuro.

Il loro lavoro va nella direazione di sviluppare e modificare radicalmente il concetto che abbiamo di interagire con la tecnologia portandola a livelli fantascientifici. Insomma siamo già al punto di poter controllare un gioco o un device con alcuni movimenti davanti ad una camera, ma cosa succederebbe se attraverso movimenti davanti ad una camera potessimo controllare oggetti che si trovano dall’altro lato di uno schermo posto in qualsiasi posto nel mondo?

Sarebbe una rivoluzione enorme è questa è la sfida del MIT. Ed ha già un nome, si chiama InForm, ed è una tecnologia rivoluzionaria ideata da Daniel Leithinger, Sean Follmer e Hiroshi Ishii ed è capace di trasformare in realtà fisica immagini in 3d rendendo quindi possibile l’interazione dell’utente con gli oggetti. Sembra tutto molto strano quindi cerchiamo di riassumerlo meglio.

Al momento siamo allo stato dell’arte, ma già funziona: InForm si presenta come una specie di touch pad composto da tanti piccoli blocchi di uno speciale materiale. InForm prende forma in base agli input ricevuti, per cui se la mia webcam in Italia trasmette ad un InForm in Spagna l’immagine delle mie mani, ed io muovo le mie mani in base all’immagine di una pallina posta in Spagna al centro dell “tappetino magico”, i blocchi reagiranno creando una approssimazione tridimenzionale delle mie mani muovendosi e quindi muovendo la pallina via internet a grande distanza! Ancora non ci sono molti dettagli sui materiali  e sulle componenti, ed è da capire, si tratta di prototipi dalle applicazioni infinite e che avranno, una volta messi a punto per il commercio, un successo monetario incredibile.

Potrebbero essere usate per creare proiezioni immediate e tridimensionali degli organi interni in caso di analisi mediche, utilizzate per video conferenze capace di dare grande senso di presenza e di agire collettivamente su un progetto (si pensi ad un plastico fatto da architetti ed ingegneri che prende forma sull’InForm, o anche usarlo per lavori pericolosi da fare a distanza, come disinnescare una bomba ad esempio, o effettuare riparazioni in tempo reale in situazioni critiche, come nello spazio, in mezzo al mare o in altri luoghi isolati e difficili da raggiungere in tempi rapidi.

Personalmente penso dovrebbero metterne di fronte ad ogni sedia nel Parlamento, così i cittadini potranno dare un lieve, sicuro e controllato, affettuoso schiaffo a distanza ai loro rappresentanti per ricordare loro come dovrebbero comportarsi quando lasciano la retta via!

Guardate questo video e rimanete a bocca aperta: http://vimeo.com/79179138

1834 days ago

India: tecnologia spaziale low-cost

ISRO-MangalyaanL’India è famosa per fare tutto low cost. Ed in questi giorni non si parla d’altro della navicella Mangalyaan, una specie di satellite che dopo una serie di rivoluzioni intorno alla Terra, verso settembre 2014 arriverà intorno a Marte raccogliendo dati senza atterrare.

Il progetto è molto interessante sia dal punto di vista scientifico sia per quello economico: la missione costerà 80 milioni di dollari circa, approssimativamente 50 milioni di euro, che è meno di un quarto di quanto costa una missione simile alla NASA o all’ESA. Il segreto degli Indiani è un mix di talenti brillanti, di costi di manodopera e materiali bassissimi, per un trionfo del Made in India: lavoratori indiani, tecnologia sviluppata in loco, materiali economici, allumnio e fibra di carbonio per un peso totale di 1350 chili di navicella e strumentazione con la tecnologia spaziale tra le più avanzate del mondo e sicuramente al miglior rapporto qualità-prezzo del mondo.

Sicuramente è una prova per il Governo Indiano che è alla ricerca di consensi in periodo pre elettorale e che vuole dimostrare al mondo, ma sopratutto agli indiani, una certa superiorità in campo tecnologico e nelle attività di ricerca a sviluppo tecnologico e scientifico. Sicuramente a livello di ingegneria aerospaziale, informatica ed elettronica, la navicella Mangalyaan è una dimostrazione di un livello incredibile raggiunto dall’India, inaspettato e che sicuramente lascerà impalliditi i big della corsa allo spazio. E che porterà a tanti vantaggi economici, dato che con questi costi, gli Indiani vedranno arrivare molte richieste da parte di altri Paesi per realizzare componenti e tecnologie per lo spazio.

Il tutto però non è scevro da polemiche: se questi 80 milioni di dollari da una parte sono un piccolo prezzo rispetto ai benefici economici che può portare alle menti più brillanti ed ai lavoratori indiani del settore aerospaziale ed in generale, tecnologico, e sono un piccolo prezzo comparato con qualsiasi altro programma spaziale del mondo, in India sono tantissimi soldi: basti pensare a quanta gente in India vive ancora in povertà ed in zone in cui mancano le infrastrutture basiche per l’approvigionamento idrico o per i servizi igienici, il tutto realizzabile a costi molto bassi. Questi soldi avrebbero potuto modernizzare nell’immediato parte del Paese e recare benefici immediati alla popolazione…

1848 days ago