Galaxia: l’app che piace ai premi Oscar

A Leonardo DI Caprio, che con Inception aveva sperimentato la molteplicità dei mondi e delle sovrapposizioni, è piaciuta Galaxia, un’app che, a metà tra social network e gioco virtuale, offre la possibilità di presentarsi in maniera diversa e molteplice a seconda degli ambienti in cui ci si trova.

Galaxia, dice il fondatore dell’app Moshe Hogeg, è un’app che consente a chiunque di essere chi vuole essere a seconda dei vari contesti. All’app è possibile accedere tramite Facebbok, Twitter, G+ o tramite la stessa app. una volta entrato, l’app indica sotto quale nome e profilo ci si sta presentando, consentendo di creare mondi nei quali avviare le interazioni. Ogni mondo funziona come un piccolo gruppo dove le scelte sono tutte a portata di mano dell’utente, consentendo anche di attivare un meccanismo di monetizzazione e di scegliere chi sarà l’autore dei post, proprio come in un gruppo Facebook.

Una volta creato il mondo è possibile condividerlo attraverso varie piattaforme, tra le quali WhatsApp, e cominciare a utilizzare le tante modalità di utilizzo della piattaforma: diretta streaming, testo, condivisione della propria posizione, postare foto e video. Ogni persona può creare diversi mondi e interagire con essi attraverso più profili, creabili grazie all’opzione “Crea new Persona”. Questa app consente insomma di creare nuove personalità e ruoli e dunque usi davvero molteplici e date le modalità di utilizzo adesso lo staff si concentra sulla questione della sicurezza che da subito ha creato un grande dibattito attorno a Galaxia.

1080 days ago

Abbigliamento tecnologico: Sinapsi, la giacca termica via smartphone

Sinapsi è la nuova giacca figlia dell’incontro tra il Made in Italy e tecnologia. Attualmente in fase di lancio attraverso una campagna Kickstarter, Sinapsi è stata realizzata da Sinapsi Tecnologie, già ed è a tutti gli effetti una giacca termica controllabile attraverso un’app (scaricabile dagli store iTunes o Google Play) che vi permetterà non solo di regolare la temperatura della giacca, ma anche di regolarizzarlo attraverso un timer di accensione e di spegnimento in modo da trovare la vostra giacca nelle condizioni che più vi aggrada. Grazie all’app è inoltre possibile ricevere notifiche sul meteo e quindi consentirvi di essere pronti in qualsiasi occasione e contro qualsiasi inconveniente climatico.

Funziona, come abbiamo detto, tramite lo smartphone e si alimenta grazie a un caricatore alloggiato in un’apposita tasca, sparendo quindi totalmente alla vista. In caso di necessità, l’alimentatore può addirittura fungere da caricatore per il vostro smartphone. Questa giacca, disponibile in cinque modelli e diversi colori, avrà un prezzo variabile tra i 160 e i 270 euro e sarà in consegna a partire dalla fine di settembre. È insomma sempre più vero che la tecnologia sta invadendo ogni campo, diventando sempre di più un qualcosa di complementare e che è possibile integrare in ogni ambito del quotidiano, grazie alla sua straordinaria capacità di infilarsi dappertutto, anche nei nostri vestiti.

1113 days ago

Facebook compra Whatsapp: l’inizio di una guerra per il controllo delle App?

fbwtappFacebook ha concluso quello che è stato definito “accordo definitivo” per l’acquisto del servizio di instant messaging WhatsApp, per un valore di circa 14 miliardi di euro. Questo prezzo, che per molti è esorbitante rispetto alla qualità ed alle opzioni di sicurezza questionabili offerte da WhatsApp, è il più caro pagato da Facebook nel suo shopping tecnologico di App. Facendo un calcolo Facebook ha speso 42 dollari per ogni utente di Whatsapp.Lo stesso Mark Zuckerberg ha comunicato ai 55 dipendenti di Whatsapp, che non aveva nemmeno una sede fissa, di essere stati acquisiti in quello che si considera l’acquisto più caro della storia delle Applicazioni. Facebook ha consolidato la sua posizione nel mercato dei dispositivi mobili, acquisendo i 430 milioni di utenti di Whatsapp. Un consolidamento che include “nel pacchetto” milioni di numeri di telefono, contenuti condivisi e dati di localizzazione aldilà di quelli già posseduti dagli utenti di Facebook. Si tratta di un controllo enorme delle informazioni ed un grande potere pubblicitario. Una mossa strategica che rappresenta un bel passo avanti nella “guerra” contro Google, che interessata al servizio di Instant Messaging è stata bruciata sul tempo da una offerta…che non si poteva rifiutare.
I benefici economici diretti invece non saranno molti: per contratto infatti Facebook non può apportare modifiche sostanziali a Whatsapp ed al suo modello di business, quindi costo annuale contenuto e niente pubblicità sull’App.

Gli utenti sono spaventati da questa mossa, che contro le dichiarazioni di Acton e Kum, creatori di Whatsapp, è stato assorbito da un Social Network (loro avevano detto che non avevano intenzione di trasformarsi in una rete sociale, ne inserire pubblicità o giochi ed estensioni all’App) e difatti all’indomani dell’acquisto, migliaia di utenti, delusi o spaventati che fossero, hanno abbandonato Whatsapp per passare a Telegram, il nuovo instant messaging del momento che sembra garantire maggiore privacy di Whatsapp.

Il panorama delle App sembra gonfiarsi come una specie di bolla speculativa di App che crescono per poi finire in mano a pochi gruppi che se le contendono (Facebook e Google in primis, a cui si aggiungono Microsoft e Yahoo) a prezzi esorbitanti. Il mercato delle App mobili che offrono servizi di messaggistica e chiamate in voip è molto conteso. La guerra è iniziata con l’acquisto di Skype da parte di Microsoft, e proseguita in varie tappe da nuove app e nuovi tentativi dei grandi gruppi di sbaragliare la concorrenza. Facebook aveva già provato il colpo grosso qualche mese fa con Snapchat, applicazione non così popolare come Whatsapp ma utilizzatissima dagli adolescenti soprattutto negli States per scambiarsi “selfies”: la prerogativa di Snapchat è che i messaggi si “autodistruggono” quindi evita problemi di privacy e di foto compromettenti che finiscono sulla rete (anche se anche questo sistema si è dimostrato non proprio così efficiente come sembra). Il creatore, Evan Spiegel, ha rifiutato 3 miliardi di dollari, forse per questo Facebook su Whatsapp non ha voluto sbagliare “sparando in alto” per evitare di incassare un altro no.

Sul mercato rimangono comunque molte applicazioni simili che hanno la loro fetta di utenti: la già citata Telegram, WeChat, Kik, Line, Viber… Chissà cosa accadrà…sicuramente sarà una guerra senza esclusione di…assegni!

1855 days ago

SMartArt, l’applicazione per musei e mostre

smartartlogo-1024x980Il mercato culturale europeo ha bisogno di entrare nel futuro. Darsi una smossa per incontrare il pubblico più variegato e catturare nuovi potenziali interessati con le nuove tecnologie. Visto l’immenso patrimonio che il continente possiede in fatto di musei, mostre e beni artistici e culturali, è necessario dargli sempre maggiore fruibilità.

In questa direzione va il ragionamento che ha portato SMartArt ad essere tra le 12 premiate del premio dell’Unione Europea @diversity, che premia le innovazioni nel settore culturale. SMartArt è stata riconosciuta come applicazione dal potenziale incredibile che potrebbe rinfrescare l’intera industria culturale del continente. Questa App, creata da Paolo Mazzanti e Roberto Caldelli ha raggiunto il prestigioso risultato grazie alle sue caratteristiche.

L’intuizione che ha guidato gli sviluppatori è stata quella del potere dell’immagine: alla vista di una serie di opere d’arte come può essere in un Museo i visitatori scelgono con il colpo d’occhio quelle che gli interessano di più e sono proprio quelle su cui vogliono approfondimenti. SMartArt fa proprio questo, con delle etichette specifiche leggibili dall’App fa in modo che gli smartphone dei visitatori facciano da tramite tra l’uomo e l’opera d’arte, permettendo l’instaurazione di una vera e propria comunicazione.

Con SMartArt infatti si possono trasferire all’utente tutti i contenuti che il museo ha deciso di fornire in relazione all’opera scelta, fornendo anche possibilità come condividere l’attività e continuare ad ammirare e ad apprendere anche dopo la visita.  Il funzionamento dell’applicazione  si basa sulle etichette digitali appositamente create per SMartArt e quindi sull’immediatezza della funzione. L’utente non ha bisogno di cercare l’opera in una lista ma solo catturare l’etichetta. Una immediatezza che può aumentare l’engagment e dare molta più fruibilità ad arte e cultura.

Sicuramente con opportune opzioni che la rendono capace di interagire con le reti sociali può diventare un progetto che avvicini tantissimi giovani ai musei, trasformando la fruizione della cultura in una attività social, ma anche favorendo l’apprendimento e stimolando la curiosità. Di una App così c’era bisogno, rendendo così l’esperienza culturale ancora più personale: adesso anche informazioni e guide sono personalizzate e selezionabili dall’utente lungo il suo cammino di visita ed anche dopo. Il visitatore che diventa grazie all’innovazione, curatore di una ipotetica mostra personale “virtuale” basata sui suoi interessi.

Il motto di SMartArt è: quando le immagini parlano d’arte. Un motto veritiero, se tutte le opere d’arte parlano di loro stesse, non tutti i visitatori hanno la formazione o il tempo di capire tutto quello che vorrebbero. Questa App rimedia al problema.

1937 days ago

Anonymous critica Touch ID di Apple e privacy utenti

anonymous_Il Collettivo di Hacktivisti Anonymous, il più famoso e quello con il merito di aver diffuso al mondo la Maschera di Guy Fawkes più di quanto avesse fatto il film V for Vendetta, torna alla carica con un video contro il sistema di riconoscimento di impronte digitali presente sull’IPHONE 5S.

I dubbi degli attivisti del web nascono a partire da chi ha prodotto il sistema che per Apple dovrebbe semplificare la vita degli utenti: Autentech, società acquisita da Apple e specializzata nei sensori biometrici, connessa tramite uno dei dirigenti, certo Robert E. Grady alla NSA. Grady era addirittura considerato un uomo di spicco ai tempi dell’Amministrazione Bush…

La National Security Agency statunitense è stata ultimamente al centro dell’attenzione mondiale per le rivelazioni di Snowden sul caso Datagate. L’ex dipendente dell’Agenzia ha rivelato al mondo come il Governo U.S.A controlli il web intromettendosi direttamente nei database dei big di Internet e della telefonia, in palese violazioni delle leggi sulla privacy e dei diritti dei cittadini. Secondo gli Anonymous il collegamento tra il Touch ID dei nuovi dispositivi Apple e l’NSA, è già di per sé sospetto, senza contare il pericolo che può significare, in generale, lasciare i propri dati biometrici a disposizione dei database di privati ed istituzioni, quando si naviga online. Per gli attivisti quindi, il Touch ID è un facile sistema del Governo Statunitense per accumulare un enorme database di impronte digitali di cittadini “volontariamente” offerte.

Gli Anon mettono da tempo in guardia gli utenti sulle minacce generiche alla loro privacy su internet e sui social network, ed in una recente intervista al Corriere della Sera, un attivista spiega come anche l’Italia spia i cittadini su internet, nonostante la necessità dell’autorizzazione di un giudice. Per motivare queste affermazioni gli Hacker si basano su documenti pubblicati da Wikileaks, ma anche su quanto si può leggere nella Riforma dei Servizi Segreti del 2007, che permette ai Servizi di ottenere dati sensibili da una compagnia sui suoi utenti, semplicemente tramite “convenzioni”, quindi senza nessuna attività giudiziaria in corso, ma addirittura tramite accordi che possono essere benissimo stipulati all’oscuro dell’opionione pubblica.

Insomma: non si può stare tranquilli da nessuna parte nel mondo, ed anzi proprio su Internet siamo molto vulnerabili. Sembra proprio il caso di fare ascolto a quanto ci dicono gli Anonymous e tutelare il più possibile i nostri dati personali. Certo magari non dovremmo rinunciare all’iPhone 5S se proprio ci piace, ma almeno dobbiamo imparare ad usare bene qualsiasi tecnologia hardware e software, leggere le informative sulla privacy ed i contratti che accettiamo implicitamente ogni volta che usiamo qualcosa per la prima volta, e capire quali sono i limiti d’uso entro i quali dobbiamo muoverci per la nostra sicurezza. E se ci sono abusi da parte dell’azienda, denunciare, rendere pubblica la cosa, smettere di usare e magari… contattare gli Anonymous!

1997 days ago